In questo numero (editoriale)

La «festa dell’inevitabile vittoria del Bene»
Il giorno dell’Epifania – solennità che parla di luce e di cammino, di ricerca e di desiderio – con la chiusura della Porta santa si è concluso il giubileo. Sr. Chiara Agnese Boccardi osc. ci aiuta a non disperderne il senso e riflette sulla sua eredità spirituale, attraverso Chiara d’Assisi, sui grandi temidella misericordia, della pace e della speranza. Con questo numero, a cura di sr. Chiara Lucia Brunetti osc., iniziamo a pubblicare stralci della tesi di laurea su santa Chiara di sr. Chiara Augusta Lainati, che ha aperto una nuova stagione di studi clariani. Nell’introduzione suggerisce che «la vera celebrazione di S. Chiara [filo conduttore dell’intera tesi] attraverso i secoli fu l’osservanza della sua Regola e furono le parole di coloro che, come S. Giovanni di Capestrano, per commentare la Regola stessa, non facevano che ripetere ammonimenti di S.Francesco».M. Elena Francesca Beccaria osc. continua la meditazione dell’Audite, poverelle, sottolineando la dimensione ontologica dell’obbedienza e l’importanza della vita interiore che sa attra-versare anche i momenti di prova e di fatica e vincere il rischio della mondanità spirituale. La rubrica «Francesco vivo» ospita i contributi di m. Chiara Cristiana Mondonico osc. e di don Bernardino Palmieri, presbitero della diocesi di Bari-Bitonto: se don Bernardino condivide il momento della chiamata, la sua «attrazione silenziosa, […] un’eco che portava il nome di Francesco d’Assisi – e, attraverso di lui, quello di Cristo», m. Chiara Cristiana esplora l’eredità lasciata da Francesco a Chiara e a noi sorelle povere di oggi, seme gettato nella terra per continuare a portare frutto. «Fare della vita una dimora per la presenza di Dio»: è il “riparare” la Chiesa partendo dal proprio cuore, sulle orme di Maria, il vivere in povertà e in santa unità, che ci può aiutare a vedere ogni realtà «con gli occhi buoni con cui [il Signore] le guarda» e a «fare vera-mente unità nella nostra vita».
         La Vergine Maria, presente sotto la croce del Figlio, accompagna e sostiene i nostri passi (p. Manuel Valenzisi ofm.), pronti «a camminare verso nuovi sentieri, andare oltre, sempre, e senza stancarsi», come il patriarca Abramo, «uomo totalmente trasformato» (don Sandro Carotta osb.). Perché l’essenziale del cristianesimo è l’incontro che ci cambia, la conversione che ci fa sempre più uscire da noi stessi e così rinnovare l’umanità. Per Aleksej Naval’nyi, il dissidente russo morto a 47 anni il 16 febbraio 2024 nella colonia penale di massima sicurezza di Charp, oltre il circolo polare, dopo 300 giorni di cella d’isolamento, la vita ha senso solo se ci si libera dalla paura, dalla menzogna e dall’odio e «facciamo qualcosa di giusto», se si è disposti «a pa-gare per il proprio diritto ad avere delle convinzioni». Dopo essersi salvato nell’agosto 2020 da un attentato con un agente nervino, Naval’nyi decide di tornare a Mosca, sapendo che l’attende l’arresto immediato. Per la testimo-nianza della vita le sue parole (cf. «Lo sguardo») risuonano forti contro ogni inerzia, pigrizia, meschinità e neutralità. Grazie a persone come lui «la storia ha ancora molto da sperare in bene» (Leone XIV, udienza generale del 22 ottobre 2025).
A tutti, buona Pasqua!
m.m.c.