In questo numero (editoriale)

«Dio c’è e basta»

In quella sorta di biografia interiore di san Francesco che ormai parecchi anni fa ha tracciato Ignacio Larrañaga, si immagina santa Chiara che si rivolge al padre e fratello invitandolo a spogliarsi anche dei propri ideali per consegnarsi completamente nudo all’Altissimo. «Dio c’è e basta» («Lo sguardo»).Si raggiunge così la perfetta letizia: l’uomo è lieto perché Dio c’è. Tanto basta al cuore. Nel primo capitolo della sua tesi di laurea – ne continuiamo la pubblicazione a cura di sr. Chiara Lucia Brunetti osc. – sr. Chiara Augusta Lainati tratteggia una breve biografia di Chiara, dedicando molte pagine ai rapporti intercorsi tra lei e Francesco: «vicendevole aiuto nellaricerca e nel progresso sulla strada del volere divino». P. Ivan Quintavalle c.o. scandaglia le ragioni dell’amicizia spirituale tra due santi lontani nel tempo e nello spazio, san Filippo Neri e san John Henry Newman, riconosciuto dottore della Chiesa lo scorso 1° novembre.
Della letizia e della minorità francescane ci parla per la rubrica «Francesco vivo» il nuovo vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, mons. Felice Accrocca. Di fronte alle logiche di potere e di forza che oggi dominano, la Chiesa e il mondo hanno bisogno di fraternità, di minorità, di servizio.Hannobisogno di Vangelo. Agli occhi di Dio sono preziosi i momenti di fragilità e di prova, la fatica e le tribolazioni, la solitudine della malattia e le umiliazioni (m. Elena Francesca Beccaria osc. conclude il suo commento esistenziale all’Audite, poverelle).
Siamo fragili e spesso cadiamo, ciò che conta è accettare il nostro essere di creature e affidarci, per essere cambiati, a un Altro, il Misericordioso. È la storia del patriarca Giacobbe, ingannatore e ingannato, bramoso di potere e pronto alla riconciliazione (don Sandro Carotta osb. in «Compimenti»). Quando allo Yabbok si consegna a Dio con la sua storia intessuta di imbrogli, furbizie e falsità, avviene il cambiamento e riceve dal Signore la benedizione. «Vedere il Volto porta a riconoscere nel volto del prossimo […] un fratello da amare». Nella sua prima esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri – non a caso porta la data del 4 ottobre 2025, solennità di san Francesco – papa Leone XIV esorta i cristiani aconsiderare i poveri non «una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo» (110), a sentire la loro vita «come propria “carne”» (103), «una “questione familiare”» (104). Sr. Sara Miriam Sacchi osc. ci regala un commento all’esortazione, con un occhio particolare al nostro carisma come profezia per noi e per l’uomo di oggi. «Sono proprio i poveria evangelizzarci», ribadisce il Santo Padre, in quanto ci pongono dinanzi alla nostra debolezza e precarietà, alla «vacuità di una vita apparentemente protetta e sicura» (109).

Con il poeta Davide Rondoni, tra l’altro presidente del comitato per le celebrazioni francescane, ricordiamo l’etimologia letizia-letame – «una vita fertile, resa tale da un concime» – e in quest’anno centenario accogliamo la domanda: «Cosa concima la tua vita?».

m.m.c.